Però, la parola al poeta: FOBIE

Non temere le tue ombre.
Ti proiettano
nel mondo.
Paolo Agrati - Poesia brutta

E allora le Fobie? 

La paura è nata come meccanismo di protezione atavico, strutturale, chimico, funzionale alla sopravvivenza. È lo strumento che all’origine dell’esistenza ha spinto l’uomo a fuggire dai predatori, lo ha protetto dal pericolo, gli ha permesso di realizzare la conservazione della specie.
Un’emozione quindi con un ruolo certamente di rilievo per gran parte della nostra evoluzione.

E poi cos’è successo?
Poi abbiamo cominciato a temere i pericoli del nostro tempo.

Tipo la bomba atomica.
Tutti gli islamici maschi.
Il giudizio della panettiera all’angolo di via Roma.
Gli insetti.
I serpenti.
Gli operatori della Tim.
Gli spazi aperti.
Le donne.
I dentisti.
Le donne dentiste che si incontrano nei parchi.
I Batteri.
Il Glutine.
L’acconciatura di Toto Cutugno.
Dio.
Gli uccelli.
Il sesso.
Restare chiusi con Amadeus in ascensore.

Insomma la paura si è evoluta degenerando in fobia, diventando quindi apparentemente immotivata e perdendo così il motivo principale che giustificava la sua esistenza. 

Intendiamoci, questa trasformazione non rende la cosa meno seria per chi purtroppo ne sperimenta le conseguenze, ma a questo punto mi chiedo: un’emozione che nel suo lungo cammino perde per prima cosa il suo ruolo funzionale e per seconda il motivo stesso della sua esistenza, è forse destinata a consumarsi fino a perdere anche se stessa, generando uomini senza paura?

E allora mi chiedo ancora: come sarà l’uomo del futuro, l’uomo finalmente senza paura, forse un eroe?
No amici, più probabilmente un super mega coglionazzo.

Poeta / Attore / Doppiatore

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