Prendersi lo spazio: esercizi per non stare strettə

È un anno, più o meno, che la percezione dello spazio entro cui possiamo muoverci è totalmente cambiata. O almeno questa è la mia impressione.
Penso ad esempio al fatto che mai, prima, m’era capitato di dover badare a non allontanarmi più di duecento metri da casa; mai m’era capitato di calpestare ogni singolo centimetro dei circa trentasei metri quadri in cui vivo, nella speranza che sembrassero un po’ di più; mai – di conseguenza – m’era capitato di invidiare case più grandi, più luminose, più arieggiate della mia. Case con più spazio, appunto.

E ok che sono sempre stata abituata a vivere lungo i bordi senza riuscire a dire niente ma rivendicare uno spazio, prenderselo di forza se necessario, non mi è mai sembrata un’esigenza così forte come adesso.

Quindi: in attesa di potermi riappropriare davvero, con ferocia, dei luoghi intorno, di tornare a prendere aerei sgangherati e andare un po’ ovunque, di riempire di nuovo le piazze, bermi le birrette sugli scalini per strada, occupare il posto sottopalco ai concerti (girls to the front, sempre – a proposito di prendersi gli spazi), ho selezionato tre esercizi di appropriazione degli spazi che ho amato in queste settimane. 

Pertini Reprint / OMMP + LIUMA

Sul primo progetto sono piuttosto di parte, lo ammetto, perché le menti che ci sono dietro sono due fra le mie persone preferite nonché due amicə.
Sto parlando di Pertini Reprint, di OMMP, una libreria Itinerante dell’usato, e LIUMA, un’incisora e stampatrice.
Francesco, il libraio di OMMP, ha recuperato – in modi che sinceramente ho paura ad indagare – alcuni quotidiani risalenti al ventennio, pregni di propaganda fascista, da qui l’idea di appropriarsene, di utilizzare lo spazio della prima pagina per ribaltarne il senso. Ecco che allora è intervenuta Marisa con una matrice in linoleum incisa artigianalmente col faccione di Pertini che se la ride di gusto di tutta quella retorica.

Il risultato, secondo me, è una bombetta – e poi oh, quant’è bello incorniciare Pertini e metterlo sulla testata del letto al posto dei quadri con le Madonne? 
Sono in edizione limitata quindi, se ne volete una copia, scrivete subito a OMMP o a LIUMA.

TETTE FUORI / CHEAP + School of Feminism

Il secondo è un progetto che, invece, mi ha letteralmente fatta saltare sulla sedia (o forse ero sul divano, come al solito) quando l’ho visto.
Spero che tuttə conosciate CHEAP, il progetto di public art attivo a Bologna dal 2013.
Ecco: insieme a School of Feminism, a marzo CHEAP ha invaso i muri della città di tette. Sì, letteralmente. Foto di tette di tutti i tipi.
L’obiettivo? Desessualizzare lo sguardo, contribuire alla rivendicazione del diritto ad allattare pubblicamente, contestare la censura social sui capezzoli femminili.
In sostanza, occupare uno spazio – quello della città – ma anche occupare uno sguardo – quello di chi passa – per disinnescare altri sguardi e altri valicamenti di spazi, quelli di chi non riesce a evitare di oggettificare il corpo femminile.

Coseneilibri / Giorgia Demuro

Ultimo e totalmente diverso come esercizio di appropriazione degli spazi è un profilo instagram che si chiama coseneilibri. Totalmente diverso perché, a differenza degli altri due, non urla, non fa casino, non rivendica nulla. Ma bellissimo perché entra in punta di piedi in uno spazio di intimità. Ammetto che, quando l’ho scoperto, mi ci sono un po’ commossa perché Giorgia, la ragazza dietro questo profilo, fa un’esercizio che amo fare anch’io. Ovvero, raccogliere foto, bigliettini, dediche, fiori lasciati nei libri usati.
Qualcunə potrebbe trovarla un’invasione di spazi, più che una appropriazione. Io la trovo una maniera per non allontanarsi mai troppo dalle persone, anche quando si è chiusi in casa e si parla solo con i libri.

Co-titolare della libreria Lik e Lak (Putignano / Bari)

Parlo di: libri, graphic novel e del mondo dell'illustrazione.

Cit. prefe: "The best way to scare a Tory is to read (and get rich)"