10 canzoni sul Natale se non sopporti le canzoni di Natale

È un problema mio. Ci convivo e accetto che per molte altre persone non sia così. Ho una totale idiosincrasia per le canzoni di Natale, con quell’incedere allegretto anni ‘50 American way of life, gli arrangiamenti gonfi di campane, i virtuosismi vocali che ti trasportano in un mondo di euforia allucinata a tinte pastello. Mi devasta poi quel loro modo pavloviano di rimarcare la ciclicità degli eventi.

Però, ho pensato, magari là fuori c’è qualche altro Grinch che se la passa come me. Dai, su, so come ti senti in questo periodo e ti capisco, stringiamoci in un abbraccio virtuale e facciamo di mal comune mezzo gaudio. Sappi che, qualsiasi cosa ti renda triste, ho trovato un vaccino per superare acusticamente indenni le Feste.

Quindi eccoti qua una selezione casuale e pretestuosa di 10 canzoni sul Natale se non sopporti le canzoni di Natale.

1. Silent Night – Sufjan Stevens

Il prolifico cantautore statunitense è noto per tirare fuori dal cilindro album eterogenei e inaspettati, proprio quando sembra che il suo stile si sia ormai consolidato. Quando disse che dopo“Michigan” e “Illinois” avrebbe sfornato un disco per ognuno degli stati americani, la gente gli rise dietro. E a ragione, perché Sufjan si è effettivamente fermato lì. Nel 2006 però una pazzia la fece, pubblicando una monumentale raccolta di canzoni natalizie interpretate a modo suo. Se non te la senti di ascoltare tutto, l’incipit mette subito in chiaro il mood, con una “Silent Night” dal gusto malinconico in cui la melodia vocale sparisce e viene rimpiazzata da una chitarra elettrica languida che reinterpreta il motivo principale intrecciandosi cacofonicamente con una chitarra acustica. 

2. If We Make It Through December – Phoebe Bridgers

Il 2020 è un anno generosissimo per Phoebe Bridgers, che pubblica il suo secondo album “Punisher” (una perla), poi ne sforna una versione ridotta ed orchestrale (“Copycat Killer”), nel frattempo incide una cover di “Iris” dei Goo Goo Dolls per mantenere una promessa fatta in caso di sconfitta di Trump, si becca una manciata di nomination ai Grammy e trova infine il tempo per rilasciare un EP a tema natalizio, “If We Make It Through December”. Manco a dirlo, i pezzi sono struggenti, ma per sentirli tutti bisogna superare emotivamente la title track, una cover del cantautore country Merle Haggard frullata nello spleen etereo tipico dell’artista californiana.

3. Come stai – Brunori SAS

Già con il suo disco d’esordio Dario Brunori mise in chiaro la sua poetica, una malinconia stemperata con ironico disincanto meridionale. Gli arrangiamenti sono ancora molto asciutti, ma il songwriting è già portentoso. La sua “Come stai” non parla propriamente del Natale, ma lo usa nel cuore del ritornello per sferrare un pugno allo stomaco (“Che cosa vuoi che scriva? Di cosa vuoi che canti? […] Di com’è triste il Natale senza mio padre”). Un modo coraggioso per parlare di assenza, ma che in coerenza col registro del cantautore cosentino termina con la speranza, nella consapevolezza che tutto continua a muoversi (“Forse dentro me cambiano le cose / Dentro al mio giardino nascono le rose”).

4. Merry Christmas (I Don’t Want To Fight Tonight) – Ramones

Quando sei un po’ giù, il punk è un ottimo toccasana. Questo brano potrebbe sembrare uno dei molti classici della tradizione americana che i Ramones hanno coverizzato col loro vandalismo a base di power chord, ma in realtà è tutta farina del loro sacco. Mi piace come cerchi di suonare allegro e spensierato, ma ragionando per negazione: in quel “I don’t want to fight tonight” c’è una storia probabilmente non raccontata e solo suggerita di disagio familiare, che Joey Ramone spera possa essere interrotta invocando lo spirito natalizio. Non sappiamo cosa sia successo prima e non sappiamo cosa succederà dopo questa sera, ma intanto ci godiamo la tregua, del resto fottesega.

5. Xmas Has Beem X’ed – NOFX

Rimanendo in tema punk rock, se ti stai chiedendo come i NOFX possano affrontare il Natale: sì, è come pensi. Fat Mike si sgola sull’ennesima cavalcata hardcore della band immaginando un mondo in cui il 25 dicembre è stato bandito, con tutto quello che ne consegue: gesuiti che passano a Scientology, cristiani evangelici che scoprono il nudismo, la fine dello shopping compulsivo e una corsa collettiva a cercare di diventare ebrei (una trollata che è marchio di fabbrica del frontman, di famiglia ebraica).

6. Let Me Sleep (It’s Christmas Time) – Pearl Jam

La band di Seattle è solita rilasciare fin dagli anni novanta dei singoli natalizi ad uso esclusivo del fan club. Da qualche anno escono solo in digitale e non più nel formato vintage 45 giri, non sempre riescono ad arrivare proprio in tempo per le Feste, ma tant’è. “Let Me Sleep” è uno degli episodi più celebri, in cui un Eddie Vedder abbattuto ricorda cosa significava vivere il Natale da bambino, prestando il suo mugugno baritonale all’arpeggio ledzeppelliniano ricamato da Mike McCready. Nel DVD “Immagine in cornice” si può recuperare un’improvvisazione unplugged del pezzo nella cornice deserta dell’Arena di Verona.

7. Just Like Christmas – Low

Sarò onesto, non sapevo che i Low avessero fatto nel 1999 un EP natalizio e per questo ringrazio la Redazione che me l’ha suggerito last minute. Che gruppo, i Low. Li hai mai visti dal vivo, i Low? Che band. Come se la cavano con un disco che si chiama “Christmas”? A modo loro, cioè imbastendo un’atmosfera sospesa e decadente. La traccia che apre l’EP non è da meno e racconta di un oscuro ricordo di viaggio in terra scandinava: non era Natale, ma sembrava che lo fosse. Per essere certa, la frontwoman mormona Mimi Parker lo ripete a mo’ di drone fino al fade out che fa molto nineties.

8. Happy Birthday, Johnny – St. Vincent

“Remember one Christmas I gave you Jim Carroll / Intended it as a cautionary tale”.
Comincia così l’interludio al piano che Annie Clark in arte St. Vincent inserisce nel suo acclamato album “Masseduction”. A chi si rivolga rimane un mistero, ma potrei giurarci che c’entri la droga. Questo rapporto reciso, a suo tempo evidentemente intimo, viene descritto evocando ricordi di altre fasi del rapporto, fino all’ultimo scambio telefonico di capodanno. 

9. River – Joni Mitchell

Joni Mitchell non è sicuramente una che possa “commettere l’errore di denigrare la tristezza” (cit. EELST) come si evince dal fatto che in un album del 1971 che si chiamava “Blue” propone un brano che parla di fuggire da una storia d’amore infelice proprio sotto Natale. Ad accentuare il livello di tristezza DEFCON3 c’è la scelta di esordire citando la celebre frase di “Jingle Bells” per poi sterzare completamente di registro cambiando la progressione armonica in minore e partire definitivamente con una ballad strappalacrime al pianoforte.

10. Everything’s Gonna Be Cool This Christmas – Eels

La mia ammirazione per Mr. E è incomparabile. Quando si parla di lui si pensa alle mille sfighe che gli sono capitate in vita – e che eviterò di ripetere pure in questa sede. Everett risponde ogni volta facendo grande musica, mai autoindulgente o commiseratoria, ma levitando su una – mi si passi l’ossimoro – profonda leggerezza. In questo piacevole rockettino il buon Mark sembra consolare un’altra persona scettica sul Natale, rassicurandola che tutto andrà liscio. Ne esce una roba che metterebbe di buon umore pure Ebenezer Scrooge.

Ok ok, visto che un po’ di spirito natalizio oggi comunque ce l’ho vi “regalo” un undicesimo consiglio.

BONUS: Canzone di Natale – Zen Circus

La band toscana sceglie di chiudere il suo celebre album “Andate tutti a fanculo” decostruendo i cliché della ballata di Natale: se musicalmente l’incedere liturgico ricorda un canto di chiesa, le parole creano un effetto satirico raccontando la storia di un tossicodipendente che spera di ricevere dai parenti del denaro con cui possa comprarsi una nuova dose e non “il solito paio di guanti”. Per una volta, si raccontano gli ultimi in prima persona e non dal punto di vista del “saviour” che vuole redimerli. La trattativa finale con lo spacciatore Abdul è puro neorealismo in note.

Natale è un momento fortemente codificato nella cultura di massa, con tutti i suoi rituali edulcorati. È normale festeggiarlo. È normale non aver voglia di festeggiare. È normale voler saltare un anno. È normale sentirsi giù. È normale semplicemente non curarsene. Capita. Prova a dare una chance a queste canzoni: potresti trovarci una dimensione sincera e non ancora raccontata, in cui sentire la tua storia personale più presente che altrove. E se non funziona, guarda, vedi tu, basta che poi non mi passi a Scientology.



UX Designer & One Boy Band.

Parlo di: fumetti, musica, design, film e serie TV.

Cit. prefe: "Non sono un grafico, non faccio sedie."